Le "Vilete" di Fogliano

Calato il sipario sul primo conflitto mondiale, i comuni che per più di quattro secoli avevano fatto parte della Contea di Gorizia e Gradisca rimisero insieme i cocci, affrontando un’estenuante rinascita. Il problema più impellente fu dare una casa a chi l’aveva perduta o compromessa.

L’urgenza si manifestò anche a Fogliano di Monfalcone (così denominato dal 1852 al 1938), cittadina alle pendici del Monte Sei Busi, luogo martoriato dal conflitto e carissimo alla Patria, che vi realizzò il più maestoso dei suoi Sacrari. Rimboccandosi le maniche, molti cittadini riedificarono le case, giovandosi degli aiuti pubblici, invero modesti; quelli che non avevano neanche gli occhi per piangere si rivolsero all’Amministrazione comunale, che ottenne un contributo in conto danni di guerra.

Lo Stato pose una condizione: il Comune si sarebbe dovuto accollare l’onere del terreno sul quale edificare sedici casette su due piani, con cento stanze per ospitare trentaquattro famiglie. Lo storico Sergio Vittori racconta che la scelta cadde sul sito di proprietà dei fratelli Cosolo, adiacente all’attuale scuola media e alla chiesa di Santa Elisabetta. Dopo un lungo tira e molla, l’affare andò in porto, cedendo ai Cosolo un terreno di pubblica utilità ubicato tra l’Isonzo e il canale de Dottori. Le “Vilete” furono assegnate in affitto nell’aprile del 1921, ma già un mese dopo i locatari, cui “solamente attraverso dolorosi ed esorbitanti sacrifici riusciva loro di poter prelevare dai magri guadagni giornalieri il vistoso importo di lire 36 ”, chiedevano uno sconto sull’affitto.

Il Comune – gravato da problemi finanziari e dal contenzioso con i Cosolo, che reclamavano la proprietà di tutti i terreni tra il fiume e il canale de Dottori -, rispose picche. La controversia fu risolta dal Commissario Prefettizio cedendo loro alcuni appezzamenti tra l’Isonzo e il canale de Dottori, ma mantenendo il diritto d’accesso al tratto di strada che va dalle Giarine (la cava di ghiaia) al fiume, utilizzato da molti foglianini. Alla fine della Seconda guerra mondiale, il Comune, ritenendo troppo onerosa la gestione, vendette le case, riservando agli affittuari il diritto di prelazione.

Col tempo le “Vilete”, assecondando le rinnovate esigenze dei proprietari, andarono incontro a una serie di maquillage che ne cambiarono la fisionomia, che cela una vicenda stagliata nella cosiddetta storia minore, scritta pensando all’amico Franco Visintin, già sindaco di Fogliano Redipuglia, che ci legge nei cieli.

Articolo di Ermes Dosso

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