20 Marzo 2025
“Le parole sono importanti”, gridava Nanni Moretti, denunciandone l’uso abborracciato, mentre dall’oceano delle parole emergono imperiose quelle più significanti, capaci di foggiare nel modo più pertinente i lineamenti di un concetto o di un’emozione: tanto che l’uso di altri termini, quantunque sinonimi, ci restituirebbe un significato simile, e tuttavia diverso.
La premessa anticipa un flashback sulla Cormons degli anni Settanta/Ottanta, culla di una classe politica che trovava nel Partito Socialista Italiano un protagonista centrale, in grado di esprimere amministratori di grande appeal, che governarono la cittadina con la diligenza del buon padre di famiglia e con particolare lungimiranza, come il sindaco Giovanni Zar, il cui mandato fu caratterizzato dall’apertura dell’ospedale cormonese, su input di un altro socialista, l’assessore regionale alla sanità, Cesare Devetag. E dopo di lui, l’amatissimo Fausto Nunin, primo cittadino dal 1980 al 1990, che fece decollare la zona industriale, e mise in germe lo straordinario potenziale turistico di Cormons, oggi fiorente.
Durante il suo mandato si inaugurarono – tra l’altro – la sede comunale di Palazzo Locatelli, l’Enoteca e il Palazzetto dello Sport. Con loro c’era un manipolo di amministratori socialisti come Antonino Caruso, patron dello storico Caffè Europa, il medico Michele Milazzo, l’arciere Claudio Canesin, il bancario Rino Battistutta, sostenuto da una schiera di appassionati militanti che partecipavano attivamente alla vita politica, frequentando la locale sezione del partito: una seconda casa dove incontrarsi, discutere, e “mandâsi in mone”.
Tra i quali svettavano Pieri Zorzon, ferroviere, una vaga somiglianza al sergente Garcia, e Odilio Simonit, vigile urbano. Aderendo a due distinte correnti che incrociavano le lame al congresso provinciale, essi stavano vivendo il momento con un’emotività completamente diversa: Pieri traboccava nervosismo, mentre Odilio era molto più compassato.
La settimana che precedette il congresso, il confronto dialettico si elettrizzò al punto da indurre Odilio a sbottare: con te non parlo più, tu sês masse viparôs!, disse all’amico. Nella circostanza, Simonit aveva coniato un neologismo di formidabile efficacia: quel viparôs che, attinto dalle caratteristiche del famigerato viperide, e pronunciato con la “o” rotonda e strascicata fin sul Quarin, si rivela assolutamente significante e straordinariamente cormonese.
Articolo di Ermes Dosso
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Sito curato da Elenia Natoli e Antonio Devetag
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