10 Aprile 2025
Quest’anno ricorre il cinquantesimo dalla nascita del Fondo Gorizia, che ha contribuito a corroborare l’efficacia del regime di zona franca con risultati particolarmente significativi.
Ne ripercorriamo la genesi ricordando che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Trattato di Parigi del 1947 ridusse il territorio del Goriziano di 2/3 (33 dei suoi 42 comuni furono ceduti alla Jugoslavia), determinando la perdita di circa 80.000 residenti. Se sul piano demografico le perdite si compensarono con l’afflusso di migliaia di profughi e lo stanziamento di una ingente guarnigione militare, quelle economiche ebbero effetti disastrosi, venendo meno, in particolare, i secolari rapporti commerciali con le valli del Vipacco e dell’Isonzo. L’introduzione del regime di zona franca con la legge 1° dicembre 1948, n. 1438, prevedeva l’esenzione delle imposte di fabbricazione ed erariali su un contingente di prodotti destinati alla popolazione (zucchero, caffè, carburanti, ecc.) e un insieme di agevolazioni fiscali sulle imposte gravanti su materie prime, semilavorati, siti produttivi e macchinari.
Fu una boccata di ossigeno, ma non sortì gli effetti sperati, mancando di suscitare un’efficace politica di investimenti produttivi. E allora, in occasione di una delle tante proroghe del regime di zona franca, per renderne più efficaci gli effetti, la Legge 27.12.1975, n. 700, stabilì l’esercizio di un diritto di prelievo sui generi agevolati che avrebbe alimentato un fondo da cui attingere le risorse per finanziare interventi a favore dell’economia.
Nasce così il Fondo Gorizia che consentirà la creazione di fondamentali infrastrutture, quali il Porto di Monfalcone e l’Autoporto di Gorizia, varie zone industriali e artigianali, la riqualificazione del sistema irriguo, ecc. Ciò nonostante, a causa della crisi economica e delle dismissioni delle Partecipazioni Statali, il riferimento quasi esclusivo della grande industria locale, la situazione economica stava peggiorando e le forze politiche e imprenditoriali chiesero degli interventi straordinari che si attuarono attraverso la Legge 20.01.1986, n. 26, il cosiddetto “Pacchetto Altissimo per Trieste e Gorizia”, che rese più virtuoso il Fondo Gorizia.
A inizio anni Ottanta la chiusura del Cotonificio di Piedimonte decretò la fine del ciclo del settore tessile goriziano lungo due secoli, e contemporaneamente si aprì un processo di privatizzazione che interessò le aziende già sotto l’orbita delle Partecipazioni Statali, come la SAFOG. L’adesione della Slovenia all’Unione Europea fece cadere la grave limitazione rappresentata dal confine, segnando al contempo un regresso commerciale con la perdita di gran parte della clientela slovena. Attività commerciali, società di import-export, spedizionieri, si trovarono a fare i conti con una realtà trasformata.
Da allora il Fondo Gorizia ha favorito interventi – nel pubblico e nel privato – a favore del territorio: dalle opere di urbanizzazione e bonifica, al sostegno degli insediamenti universitari, alla valorizzazione del settore vitivinicolo (non solo con l’apertura delle enoteche di Gradisca e Cormons), a quello delle attività economiche con finanziamenti a crediti agevolati e al finanziamento di eventi culturali, sportivi, sociali (è recente il sostegno decisivo alla Fondazione villa Russiz).
Articolo di Rossella Dosso
NOTA – In riferimento all’articolo di Elenia Natoli sul Mercato Coperto pubblicato sul nostro mensile 2025 e su questa pagina FB sulla crisi del Mercato Coperto è lecito sperare in un nuovo progetto del Fondo Gorizia e della Cciaa VG su questa preziosa e storica struttura, che proprio insieme a Villa Russiz di Capriva e l’Enoteca di Cormons costituirebbe una triade eccezionale nel settore dell’enogastronomia provinciale e regionale. Un progetto che non stravolga le radici agricole e in fondo popolari che rendono la visita e l’esistenza stessa del Mercato di Gorizia un unicum nel panorama dell’offerta produttiva agricola e floreale ma anche turistica del nostro territorio.
Gorizia3.0 è un’associazione culturale fondata da giovani studenti universitari e giornalisti che si propone di promuovere attività al fine di sollecitare una più attiva partecipazione civile, politica, culturale dei cittadini del Friuli Venezia Giulia e del territorio goriziano in particolare.
Sito curato da Elenia Natoli e Antonio Devetag
Sito curato da Elenia Natoli e Antonio Devetag
Il contenuto di questa pagina è protetto da copyright.
Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.