Cividale è una delle più affascinanti e antiche cittadine friulane: sulle sue pietre la storia ha stratificato testimonianze celtiche, romane, longobarde, rinascimentali. Alle sue spalle si aprono le Valli del Natisone, via di antichi traffici con il centro Europa, da cui scesero nel III a. C. i Gallo Carni. Qui nel 50 a. C. Cesare fondò Forum Iulii, qui si stabilirono- nel VI sec. d.C.- i Longobardi, scegliendola quale capitale del loro primo Ducato in Italia. E sempre qui durante il Medioevo il patriarca, feudatario del Friuli, riceveva la sua investitura. Cividale ha dato il nome al Friuli. La sua denominazione, Forum Iulii, infatti, si estese a tutto il territorio su cui dominava in periodo romano e che ancor oggi si chiama Friuli.Cividale , quando si potrà, è da girare a piedi, alla scoperta delle tracce del suo passato, evidenti nelle facciate dipinte delle case che si affacciano su stretti vicoli, nelle antiche piazze, nelle case dei borghi, costruite sulle rocce a strapiombo sopra il Natisone. Per ora un breve video di Antonio Devetag per capire la storia affascinante di questo nostro vicino prossimo. La parte più antica, cuore della città longobarda, si estende da piazza del Duomo alle rive del Natisone, un suggestivo intrico di strade acciottolate e piazzette silenziose fiancheggiate da vecchie case in pietra: è la Gastaldaga (ora borgo Brossana), quartiere di diretta pertinenza del re: prima di visitarla, val la pena di attraversare il ponte del Diavolo che scavalca il fiume in uno dei suoi punti più belli per godersi la vista delle antiche case che – addossate le une alle altre- strapiombano verso le sue profondi acque verde-azzurre. Proprio all’inizio della Gastaldaga, in via Monastero Maggiore, si trova l’Ipogeo celtico. Scavato nella roccia, è un complesso di grotte artificiali nelle quali si scende con ripide scale: utilizzato in periodo romano come carcere, era probabilmente in origine un sito funerario celtico.
Proseguendo oltre, fino alle rive del Natisone, si raggiunge l’oratorio di S. Maria in Valle. Annesso al Monastero Maggiore e universalmente noto con il nome di tempietto longobardo, è piccolo capolavoro architettonico impreziosito da candidi stucchi dell’VIII sec: sei figure di donna, alte e ieratiche (la processione delle vergini e martiri) avanzano in processione verso una finestrella da cui entra la luce. Sotto, tralci di vite ricurvi per il peso dei grappoli, incorniciano un arco. Passati miracolosamente illesi attraverso i secoli, eco di quella che doveva essere la straordinaria decorazione originaria del tempietto, gli stucchi sono una testimonianza unica al mondo della raffinatezza dell’arte longobarda. Più sotto, tracce di affreschi bizantineggianti del XIV sec. e stalli lignei intagliati della metà del’500. In quella che un tempo era la sagrestia, sono stati sistemati affreschi staccati dall’interno dell’edificio. Capolavori longobardi.
Altre importanti testimonianze del periodo longobardo si trovano in Duomo e nel Museo archeologico nazionale, che custodisce fra l’altro rarissimi pezzi di oreficeria longobarda. Affacciato sull’omonima piazza (dove un tempo si trovava l’antico foro romano), il Duomo è un imponente edificio quattrocentesco:fra le opere d’arte custodite al suo interno, spicca sull’altar maggiore la pala di Pellegrino II, preziosa opera di oreficeria in argento dorato della fine del XII sec. Annesso al Duomo è il Museo cristiano, dove sono conservati importanti sculture e bassorilievi altomedievali, fra cui il battistero di Callisto e l’ara di Ratchis, due capolavori assoluti della scultura longobarda, risalenti all’VIII sec. Edicola ottagonale con eleganti colonnine, il battistero di Callisto è così chiamato perché vi è incisa una scritta che inneggia al patriarca Callisto (730-756). L’ara di Ratchis è invece dedicata a Ratchis, duca di Cividale e re dei Longobardi, morto monaco benedettino: sulla facciata anteriore è scolpito il Trionfo di Cristo, sulle altre la Visitazione e l’Adorazione dei Magi. Sempre su piazza del Duomo si affacciano il Palazzo comunale (quattrocentesco, ma più volte ri-sistemato) e il Museo archeologico nazionale, ospitato nel palazzo dei Provveditori veneti, edificato alla fine del’500 su progetto attribuito ad Andrea Palladio, dove sono esposti importanti reperti archeologici provenienti da tutto il Friuli e dalle aree limitrofe (tra cui mosaici pavimentali romani e paleocristiani e una notevole collezione lapidaria dall’epoca romana a quella romanica). Il piano nobile è interamente dedicato ai Longobardi: il materiale è ordinato cronologicamente e parte dai manufatti dei primi insediamenti di questo popolo a Forum Iulii,ritrovati nelle necropoli più antiche, di S.Giovanni e di Cella (VI-VII sec.): fra l’altro sono esposti una raccolta di monete d’oro, il sarcofago e il corredo del cosiddetto duca Gisulfo (ritrovati nel 1874 in piazza Diacono), preziosi lavori d’oreficeria, tra cui le caratteristiche fibule e crocette longobarde, la pace del duca orso, una croce astile proveniente da Invillino, reliquiari d’argento provenienti dal tesoro del Duomo. Da visitare in centro è anche la chiesa di S.Francesco, con affreschi dal ‘300 al ‘500, uno dei più significativi esempi d’architettura gotica in Friuli.Se nella Gastaldaga il tempo pare quasi si sia fermato, allontanandosi dal Natisone le strette vie si animano man mano di negozi, caffè, ristoranti, fino a piazza Paolo Diacono, salotto all’aperto della città e palcoscenico per spettacoli estivi, su cui si affaccia il frequentatissimo Caffè longobardo. Sotto i portici che la circondano, o nei vicoli che da essa si dipartono, le pasticcerie mettono in vendita gubane e štruklji e i negozi d’artigianato terracotte decorate a fiorami, i tradizionali scarpèts, oggetti intagliati nel legno, tessuti a telaio. Shopping anche in corso Mazzini, via de Rubeis, via Ristori.
Gorizia3.0 è un’associazione culturale fondata da giovani studenti universitari e giornalisti che si propone di promuovere attività al fine di sollecitare una più attiva partecipazione civile, politica, culturale dei cittadini del Friuli Venezia Giulia e del territorio goriziano in particolare.
Sito curato da Elenia Natoli e Antonio Devetag
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